Collaborazioni eterorganizzate La Cassazione “promuove” i rider con una sentenza molto discussa

Con la sentenza 1663 del 2020, la Cassazione applica l’art. 2 del D.Lgs. 81 del 2015, secondo cui la disciplina del lavoro subordinato trova applicazione alle collaborazioni nelle quali “le modalità di esecuzione sono organizzate dal committente”. «In dottrina — spiega l’Avv. Stefano Gregorio — la norma è stata correttamente ritenuta “apparente”. Se il collaboratore è diretto nell’esecuzione della sua attività, non è autonomo, bensì subordinato, perché è proprio la soggezione al potere organizzativo altrui a costituire l’indice fondamentale della subordinazione». Tuttavia, la Suprema Corte tenta di superare l’apparenza della norma definendola di mera “disciplina” e non anche descrittiva di una nuova fattispecie, così indirettamente confermando che le collaborazioni eterorganizzate, non essendo un nuovo tipo, rientrano nel lavoro subordinato. Il caso è quello dei “rider”. «A ben vedere, tramite l’App utilizzata dai rider — sottolinea Gregorio — il committente non organizza la prestazione di lavoro, ma si limita a indicare i requisiti essenziali del risultato pattuito (tempo e luogo del ritiro del cibo per la successiva consegna al cliente), risultando così carente quella eterorganizzazione (ad esempio, l’imposizione di determinati percorsi) che la stessa Suprema Corte aveva elaborato per escludere la subordinazione dei “pony express” (sentenza n. 1238 del 2011). Inoltre, la sentenza 1663 del 2020, affermando che il committente organizza l’attività perché indica il “quando” della prestazione, dimentica che secondo la stessa Suprema Corte il rispetto di un determinato orario è compatibile con la collaborazione autonoma ogni qualvolta (come nel caso dei rider) non sia imposto dal committente, ma sia essenziale per l’utilità del risultato». Delle due l’una. Info: www.gregoriolex.it