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Conoscere il mostro della depressione: l’approccio psicoterapico un sostegno irrinunciabile

Una malattia pericolosa e disgregante, che conduce il paziente a un isolamento progressivo e totale di Prof. Vito Covelli (Neuroscienziato, Professore di Neurologia Facoltà di Medicina Università Federico II di Napoli). “Il cervello trionfa sulla psiche” titolavano i giornali di mezzo mondo all’indomani della Convention promossa a Washington dall’American Psychiatric Association, nel maggio del ‘92: un evento che, nell’ambito della “Decade del cervello” sancita dal Congresso degli Stati Uniti, stabiliva definitivamente il primato delle neuroscienze sulla psicologia. Lo studio del sistema nervoso ha potuto contare, già allora e in seguito in maniera esponenziale, su uno sviluppo tecnologico impensabile, che ha messo a disposizione della ricerca mezzi e tecniche raffinati, permettendo alcune scoperte fondamentali come la mappatura delle interazioni tra neuropeptidi e comportamenti umani. Eppure, la variabilità genetica degli oltre 100 miliardi di neuroni presenti nel cervello di ciascuno di noi, così come l’imperscrutabile “linguaggio” chimico con cui comunicano, esitano a svelare anche agli studiosi più accorti e preparati alcuni dei loro misteri. Uno di questi misteri ha il nome di depressione. Di questa malattia, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarà entro il 2020 la più diffusa dopo le patologie cardiovascolari, si parla oggi molto e forse anche troppo. Ma è il caso di precisare che la conoscenza di questa malattia è ancora scarsa da parte degli specialisti, e il motivo principale è la sua complessità, discendente dalla sua attitudine a mescolarsi con elementi del vissuto di ciascuno come il dolore, la noia, la disperazione che a volte culmina in un vero e proprio grido di aiuto. La depressione rende l’uomo frenato, incagliato nella mente come nel corpo. Info: vito_covelli@libero.it