Login

Partner dei più importanti editori italiani, da oltre 20 anni

La ripartenza dopo il lockdown

La pandemia ha causato repentini cambiamenti normativi ed operativi, ha imposto nuove riflessioni ed ha messo alla prova i livelli di “resilienza” del sistema economico e industriale. L’interpretazione ed applicazione dei provvedimenti normativi che si sono velocemente susseguiti ha generato numerose problematiche. Per quanto concerne le cautele anti-contagio, le aziende hanno manifestato una veloce reattività: molte delle misure del Protocollo di marzo 2020 (e ribadite in quelli successivi) sono state la formalizzazione a livello nazionale di quanto gran parte del mondo industriale aveva già attivato. Alcuni temi sono stati chiariti: la necessità di un aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi è stata dai più esclusa nel suo significato tecnico-giuridico a favore (in assenza di rischio specifico) di un documento integrativo ma non strutturale; il contemperamento tra gestione dei dati personali (es. misurazione della temperatura) e normativa “privacy” è stato spiegato in dettaglio (dopo le prime incertezze) anche dal Garante. Su altri punti sarebbe auspicabile un intervento legislativo. La corretta valutazione di idoneità delle mascherine (DPI, validate in deroga e ad “uso collettivo”) resta per molti vaga. La gestione dei “soggetti fragili” continua, in mancanza di specifica disciplina indennitaria, a comportare difficoltà di gestione dell’assenza generando, non raramente, occasioni di conflitto; l’attivazione volontaria di test sierologici (utili a fini epidemiologici), in assenza di certezza sui tempi di convalida (con tampone) da parte del SSN, crea tuttora incertezze nella gestione anche giuslavoristica del lavoratore “potenzialmente positivo” (ma non “malato”). Altro aspetto (ambientale) ha interessato le modalità di classificazione e smaltimento dei DPI potenzialmente contaminati. Non ultimo, hanno creato preoccupazione le potenziali responsabilità datoriali in caso di contagio che, tuttavia, oltre che di complessa sostenibilità probatoria, possono essere efficacemente governate intervenendo in via preventiva. Nel primo periodo di carenza normativa, il supporto dello studio si è concretizzato attraverso (spesso coraggiose) interpretazioni e applicazioni dei principi generali, ciò nelle scelte operative, nella redazione dei protocolli e nella loro introduzione. Oggi siamo chiamati a supportare le aziende nella gestione di situazioni “patologiche”, ma anche nella formalizzazione e disciplina delle azioni di prevenzione, attività che resta di fondamentale importanza ai fini di una efficace governance sia dal punto di vista operativo che delle responsabilità. In prospettiva futura, quanto accaduto sarà un’occasione per ragionare sulla importanza tanto degli aspetti formali come di una più puntuale gestione di alcune situazioni ordinarie (es. quella dei lavoratori inviati all’estero o provenienti dall’estero, sia quanto a virus che si auspicano transitori, sia quanto a rischi sanitari persistenti o rischi socio/politici) o di quelle in via di più ampia diffusione (es. smart working). Francesca Masso B&P Avvocati www.buttiandpartners.com