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Maculopatie e Morbo di Parkinson: osservando con attenzione molte sono le analogie chimiche tra le due patologie

Nel morbo di Parkinson si rileva un accumulo nei nuclei della base di una proteina anomala chiamata sinucleina che agglomerandosi forma i Corpi di Lewy e questo determina un deficit nella produzione di dopamina. La stessa a-sinucleina quando si deposita sull’epitelio pigmentato retinico, il laboratorio biochimico della retina e, indirettamente, delle fibre ganglionari del nervo ottico, crea una maculopatia determinando la formazione di una sostanza lipo-proteica, chiamata lipofuscina, che “soffocando” la funzione dell’epitelio pigmentato comporta una riduzione di dopamina. Quindi si può affermare che la “chiave” dell’analogia tra le due patologie sembra essere proprio il deficit di dopamina. Infatti, nei pazienti che utilizzano la levodopa, che agisce da neuro-protettore, per la cura del morbo di Parkinson, si riscontrano meno possibilità di sviluppare neuropatie ottiche e maculopatie (studi parlano di riduzione della probabilità ad 1/3); al contrario, chi è affetto da maculopatie ha il 25% di probabilità di sviluppare il morbo di Parkinson. Per la rimozione di queste proteine tossiche si stanno sperimentando anticorpi monoclonali, una nuova frontiera verso tutte le malattie neuro-degenerative. Altro aspetto importante è quello di aiutare i mitocondri, fonti di energia per la cellula nervosa, con antiossidanti mitocondriali tipo il raxone o idebenone normalmente utilizzato nella sindrome di Leber e nell’atrofia ottica dominante, malattie genetiche che colpiscono il nervo ottico; queste sostanze (levodopa e idebenone) in associazione con l’acido lipoico utilissimo per la rimozione della sostanza amiloide, agiscono come potenti neuro-protettori impedendo la formazione di detta sostanza amiloide che è causa della degenerazione. Info: www.oculistacarmineciccarini.it