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Parla il Dott. Alberto Tapparo: lo stato della chirurgia generale al tempo del Covid

Non ci è certo sfuggito che l’attività chirurgica, nel mio caso di chirurgia generale presso un centro di alta specializzazione privato convenzionato in Torino, abbia avuto una battuta d’arresto. Durante il precedente periodo di isolamento, tutte le attività chirurgiche si sono completamente bloccate dopo un breve periodo di rallentamento. La chirurgia svolta presso il centro da me diretto si è fermata e, nonostante un’estate di fuoco per l’impegno da tutti profuso per eseguire il maggior numero di interventi, ad oggi chiudiamo con un numero di procedure ridotto di oltre il 30%. Le nostre attività principali sono da sempre state quelle della chirurgia di parete (ernie e laparoceli postchirurgici), la chirurgia della colecisti, la chirurgia colorettale neoplastica e non e quella proctologica. Per quanto riguarda l’attività ambulatoriale della riparazione delle ernie e in day hospital della proctologia non sono sorte grandi difficoltà di rapporto con pazienti e parenti. Differente la situazione invece per la patologia maggiore, causa le ridotte possibilità di comunicazione fra pazienti e parenti e fra medici e parenti con tensioni e saltuarie incomprensioni. Un problema ulteriore è la gestione del postoperatorio in quanto i pazienti che necessitano di trasferimenti in altre strutture, per riabilitazione o esami e trattamenti non eseguibili in sede, necessitano di eseguire tamponi che ulteriormente ritardano il proseguimento delle cure. Nonostante ciò siamo riusciti a mantenere un’assistenza ai massimi livelli, con minimi disconfort per i pazienti. L’aumento dei contagi avvenuto da ottobre ha creato la necessità di riaprire i reparti Covid riducendo nuovamente il numero di interventi. Oggi siamo tutti nuovamente in difficoltà. Vengono trattati i pazienti neoplastici ma quelli affetti da patologie potenzialmente pericolose, una su tutte la calcolosi della colecisti per le complicanze che può causare, o dolorose come alcune patologie proctologiche quali le ragadi anali o taluni ascessi, non vengono ammesse al ricovero ed al trattamento chirurgico. Tutte le strutture sanitarie sono pronte a riprendere la loro attività. Dobbiamo solo imparare a ridurre il rischio di altre chiusure. Info: www.albertotapparo.it