I LASER NEL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DELLA PROSTATA

Il Prof. Ciro Imbimbo illustra le più moderne tecniche di intervento nell’Iperplasia Prostatica e i diversi approcci per ridurre il disagio dei pazienti e ottenere risultati definitivi

 

L’Iperplasia Benigna della Prostata rappresenta un importantissimo problema di salute pubblica: si stima che oltre l’80% degli uomini over 60 svilupperà un’Iperplasia della Prostata nel corso della vita. Tale patologia affligge il maschio con sintomi ostruttivi (difficoltà ad urinare) e/o con sintomi irritativi (aumento della frequenza urinaria, urgenza di correre in bagno o necessità di alzarsi spesso la notte per urinare).

 

Tali sintomi, sebbene non pericolosi per la vita di un individuo, tuttavia possono rendere la qualità di vita molto scadente.
I farmaci possono controllare tale patologia in un 30% dei casi ma, se questi non funzionano, se danno effetti collaterali indesiderati o in presenza di complicanze (quali ematuria, infezioni urinarie, calcolosi vescicale, etc.) è necessario intervenire, con l’obiettivo di ottenere un risultato che sia ottimale e definitivo, con la scomparsa di tutta o quasi tutta la sintomatologia.
A tal scopo esistono differenti tecniche chirurgiche (adenomectomia prostatica) o endoscopiche (resezione prostatica trans-uretrale) che, con le corrette indicazioni, sono ugualmente efficaci, ma negli ultimi anni la tecnologia ha messo a disposizione degli urologi dei laser operatori che permettono anche un trattamento endoscopico dell’IPB.
Il trattamento laser, sviluppando un’azione termica sui tessuti, mira con l’ablazione del tessuto prostatico a ottenere un risultato disostruttivo, cioè a far urinare meglio, con un getto più valido e meno spesso, ottenendo questi risultati con minore invasività, che vuol dire minore sanguinamento, degenza più breve, minor rischio di complicanze.
Tuttavia è necessario fare chiarezza.

 

Esistono differenti tipi di energia laser (KTP, Holmium, Thulium), differenti tecniche operatorie (vaporizzazione, resezione, enucleazione dell’adenoma prostatico), e il dispositivo tecnologico non opera da solo, ma è utilizzato da un operatore le cui capacità sono frutto di esperienza e applicazione.
È evidente, dunque, che parlare di laser nell’Ipertrofia Prostatica è parlare di un panorama di opzioni terapeutiche che non sempre si equivalgono in termini di efficacia e di risultati a lungo termine e soprattutto non sono esenti da complicanze.
Tra queste, la tecnica dell’enucleazione con laser a holmio o tullium è quella che meglio riproduce l’asportazione chirurgica completa dell’adenoma, con risultati definitivi e con un basso tasso di complicanze. La tecnica della vaporizzazione, invece, trova indicazione nei pazienti cardiopatici, che non possono sospendere terapie anticoagulanti in corso.
Talora si possono applicare tecniche miste di vaporizzazione e di resezione.

 

Non sempre ciò che è nuovo è necessariamente meglio e non sempre la tecnica più veloce è la scelta migliore. Sebbene tutte queste novità rappresentino un grosso progresso, non bisogna mai dimenticare che ogni tecnica ha le giuste indicazioni e un tipo di procedura potrebbe non andare bene per ogni situazione.
Pertanto è sempre l’urologo che deve dare la “giusta” indicazione, senza dubbio tenendo conto delle preferenze del paziente, ma non dimenticando che è il risultato finale quello che conta, perché l’esito di un’operazione influirà sulla qualità di vita del paziente per decine di anni e talvolta è accettabile, se necessario, una degenza un po’ più lunga.

 

Info: www.ciroimbimbo.it

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