Ripartenza e fattore lavoro, binomio necessario. Capitale umano e diritto del lavoro

La nuova parola d’ordine è ripartenza, ma senza il capitale umano sarebbe solo una falsa partenza. Tuttavia gli imprescindibili investimenti sul capitale umano dovranno andare di pari passo col ripensamento di buona parte del diritto del lavoro attuale di cui la pandemia ha messo ancora più a nudo le fragilità e i punti di sofferenza, già resi evidenti dall’impatto delle nuove tecnologie e dalla globalizzazione.

 

Al fisiologico “invecchiamento” normativo hanno rimediato solo in parte gli interventi già metabolizzati che però non hanno avuto il respiro di una vera e propria riforma che invece, oggi più che mai, nello scenario devastante che si profila, appare indispensabile per innovare e mettere a regime il diritto del lavoro post covid. Lo Statuto dei Lavoratori ha festeggiato il cinquantesimo anniversario e siamo ancora lontani da quello Statuto dei Lavori più volte auspicato, così come di là da venire appare una riconsiderazione della qualificazione dei diversi modi di prestare lavoro.

 

E proprio sotto tale ultimo aspetto – al fine di fronteggiare la frammentazione e il rapido affacciarsi di nuove forme di impiego della forza lavoro di seguito alle trasformazioni che stanno interessando le imprese ed il loro modo di produrre e organizzarsi – la qualificazione giuridica dei rapporti, più che fondarsi sulla dicotomia binaria novecentesca dipendenza/autonomia, dovrebbe fondarsi su un tailoring regolativo. Occorre allora una riforma che, fermi i valori di fondo del diritto del lavoro, metta a disposizione degli operatori un nuovo ventaglio di strumenti. Info:

 

www.boursierniutta.it