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Trattamento dell’artrosi dell’anca. Le novità della chirurgia protesica spiegate dal Dott. Barcaro

Lartrosi dell’anca è una patologia molto frequente, soprattutto dopo i 50 anni, e colpisce prevalentemente il sesso femminile; questo per questioni legate alla menopausa ed ai cambiamenti ormonali, che contribuiscono al processo degenerativo. Tre pazienti su quattro sono infatti donne.

Per quanto concerne le cause, nel 63% dei casi l’artrosi è primaria. Altri fattori sono l’età (sopra i 65 anni), l’obesità, caratteristiche genetiche, sovraccarico funzionale e diabete.

Ciò che porta all’artrosi secondaria sono le alterazioni dell’asse anatomico (coca, valga o vara), la displasia, il conflitto femoro-acetabolare, gli esiti di frattura o lussazione, necrosi asettica ed artriti croniche (gotta, reumatoide, emofilia). Questo processo degenerativo produce delle alterazioni dell’articolazione che causano dolore, limitazione della mobilità e quindi peggioramento della qualità di vita.

Il paziente affetto da coxartrosi, dopo gli accertamenti clinici e strumentali, si sottopone a trattamenti fisioterapici, cure mediche, terapie fisiche ed infiltrazioni con acido ialuronico o concentrato piastrinico Prp; solo alla fine si ricorre alla chirurgia.

Affrontare un intervento è sempre impegnativo sia sul piano fisico che psicologico. Il paziente oggi vuole essere attivo, autosufficiente e ritornare il più precocemente possibile al proprio lavoro ed alle attività ludico sportive.

Oggi la ricerca ortopedica si è orientata verso una chirurgia con minor invasività: la cosiddetta MIS, chirurgia mininvasiva, e la chirurgia robotica.

I vantaggi che presenta questa nuova tecnica sono molteplici, come il risparmio del patrimonio osseo e la conservazione dei tessuti periarticolari (tendini e muscoli); inoltre il braccio meccanico assicura una precisione nei tagli ossei e nell’orientamento dell’impianto (limitando gli errori dovuti al gesto chirurgico).

Il Dott. Francesco Barcaro applica questa tecnica mininvasiva con un “accesso anteriore”; nel post-operatorio i pazienti avvertono meno dolore, possono iniziare una rieducazione accelerata, camminano dal giorno dell’intervento, usano le stampelle per 20 giorni e possono riprendere l’attività lavorativa e sportiva dopo 45 giorni.

La chirurgia dell’anca con accesso anteriore mininvasivo non prevede infatti il distacco di tendini e muscoli mentre il supporto del robot (Mako Stryker) ci permette un posizionamento più accurato, una replicazione della naturale anatomia dell’anca ed una maggiore preservazione del patrimonio osseo. Tutto ciò si traduce in una riduzione della sintomatologia algida, minor perdita ematica, rapida riabilitazione, assenza di zoppia nel breve e lungo termine, e soprattutto per la donna una cicatrice cutanea molto ridotta.

Questa metodica in particolare assicura una maggiore sopravvivenza dell’impianto.

Il Dott. Francesco Barcaro è specializzato in chirurgia protesica e di revisione dell'anca.

Info: www.francescobarcaro.com