La transizione energetica: innovazione al servizio dell’ambiente, ma anche dell’economia

Transizione energetica: perché è necessaria?

 

È un periodo di profondo fermento nel mondo dell’energia, un settore legato a doppio filo alla sostenibilità ambientale e alla green economy. Uno degli imperativi a monte è ridurre le emissioni di CO2, il cui effetto sull’ambiente è molto grave e rappresenta il principale responsabile dell’effetto serra e dunque del riscaldamento globale. Nel 2018 le tonnellate di CO2 emesse a livello mondiale sono state 37,1 (Fonte: Global Carbon Project). Troppe. Gli Accordi di Parigi del 2015 hanno sancito la volontà, da parte di 197 Paesi, di attuare misure utili a contrastare i cambiamenti climatici in atto; ad oggi, la transizione è un processo che gradualmente sta portando ad un incremento dell’impiego di energia rinnovabile al posto dell’energia da combustibili fossili, ma il percorso è ancora lungo.

 

Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, durante l’audizione relativa alla “Proposta di piano per la transizione ecologica”, ha dichiarato che «Il messaggio principale che noi stiamo cercando di attuare è lo sviluppo di una strategia integrata che ci deve portare alla decarbonizzazione. L’azione si poggia su tre pilastri per i prossimi cinque anni».

 

E i tre pilastri sono la riduzione diretta delle emissioni delle industrie e dei trasporti, la riduzione indiretta (economia circolare) e la riduzione passiva che riguarda il ripristino degli ecosistemi.

 

«La prima pietra miliare – ha proseguito il Ministro – è eliminare il 55% di emissioni di CO2 al 2030, così diamo un segnale, poi serve una strategia per il ‘dopo’, quando interverranno altre possibilità e muteranno gli scenari. Al 2050 la sfida è ‘net zero global’, anche se c’è un po’ la sensazione che non arriveremo mai a zero produzione di CO2: dobbiamo ridurre e poi compensare».

 

Nel processo di decarbonizzazione e di transizione verso le fonti rinnovabili, un ruolo fondamentale ce l’ha il mondo dell’imprenditoria e dell’industria.

 

 

 

Come si stanno muovendo le imprese?

 

Un ottimo termometro in grado di restituire il quadro su quali siano le novità in ambito energetico è dato dagli importanti eventi fieristici dedicati al tema.

 

Key Energy, ad esempio, è uno degli eventi di riferimento in campo energetico per tutta l’area mediterranea e nel 2022 prevede due appuntamenti: il primo, dal 6 all’8 Aprile, sarà focalizzato sull’energia solare (SEC – Solar Exhibition and Conference) mentre il secondo, dall’8 all’11 Novembre, sarà dedicato alle energie rinnovabili in ogni loro forma (Wind, Solar & Storage, Energy Efficiency, Sustainable City).

 

La massiccia partecipazione di aziende italiane a Key Energy fotografa un’imprenditoria attenta alle nuove sfide del mondo dell’industria per quel che riguarda l’efficienza energetica. Fotografa un’imprenditoria in grado di progettare soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate, al servizio di esigenze sia ambientali che economiche.

 

Le imprese, oggi, vogliono efficientare i processi produttivi ed avere più controllo sui propri consumi. Non attraverso un approccio “sporadico”, ma adottando strategie sistemiche. Non è un caso se il ruolo dell’Energy Manager ha assunto, nelle aziende, un’importanza sempre maggiore. Sebbene la figura del “Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia” sia obbligatoria, per le aziende e gli enti con un consumo annuo superiore a una certa soglia, fin dal 1991, i nuovi scenari della transizione energetica ed ecologica hanno investito tale carica di importantissime prerogative.

 

La FIRE (Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia), nel suo rapporto 2021 dedicato agli Energy Manager, attesta un aumento delle nomine del 18% dal 2014, in particolar modo nelle imprese private. Nel 2021 si sono registrate 1.702 nominati da soggetti obbligati e 761 nomine da soggetti volontari. Lo stesso documento evidenzia anche come il ruolo dell’Energy Manager sia oggi maggiormente diversificato rispetto al passato, richiedendo competenze che includano, oltre che la gestione dei consumi, anche una speciale attenzione ai temi della sostenibilità, dell’efficienza energetica, all’innovazione 4.0. L’Energy Manager è emerso sempre di più come figura consulenziale essenziale per la dirigenza di un’azienda, così importante che talvolta le sue mansioni sono assunte proprio da un membro del team manageriale.

 

 

 

Quali scenari futuri per l’Italia?

 

L’Italia soffre per via del prezzo del gas quasi quadruplicato – un problema non da poco, se pensiamo che ad esempio il 60% dell’energia elettrica è ancora prodotta con il gas. La questione, dunque, è sì di natura ecologica, ma anche economica e burocratica. La crisi energetica ha avuto, finora, un impatto di circa 20 miliardi di euro: da Luglio 2021 il Governo ha stanziato 11 miliardi per fronteggiare il rincaro delle bollette, ai quali vanno ad aggiungersi ulteriori 8 miliardi che comunque hanno finito per gravare sugli utenti finali. Inoltre la burocrazia italiana, risaputamente lenta e farraginosa, costituisce spesso ostacolo alla realizzazione di impianti ad energia rinnovabile: per ottenere le necessarie autorizzazioni possono volerci anche 7 anni, ragione per la quale molti progetti subiscono grandi ritardi o restano addirittura bloccati. Eppure le fonti rinnovabili sono convenienti anche da un punto di vista economico: impiegare impianti “green” permette di risparmiare miliardi di metri cubi di gas all’anno e sfruttare energia pulita come il biometano permette di recuperare scarti industriali, urbani, agricoli.

 

Ne è convinto anche il Ministro Cingolani, che intervenendo all’evento organizzato dall’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) per la presentazione del rapporto “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, la Legge di Bilancio 2021 e lo sviluppo sostenibile”, ha affermato che «Serve quella che io definisco una transizione burocratica, di snellimento e semplificazione. Possiamo definire degli interventi meravigliosi ma abbiamo bisogno di regole che ci permettano di applicarle. Senza quella che chiamo transizione burocratica tutti nostri sforzi rischiano di essere non dico vani ma ridotti nell’efficacia».

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