PNRR, un’occasione imperdibile per le imprese italiane

Le imprese italiane hanno bisogno di crescere. Il tessuto economico italiano è pieno di aziende all’avanguardia, innovative, competitive sui mercati interni ed esteri, ma non è ancora abbastanza: nel panorama complessivo della piccola e media imprenditoria si evidenzia la necessità di investire ulteriormente in tecnologia, in digitalizzazione, in sostenibilità.

 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza costituisce un’opportunità unica, in questo senso. Il PNRR è il piano che il governo italiano ha elaborato per facilitare l’accesso, per imprese e pubbliche amministrazioni italiane, ai fondi che l’UE ha stanziato per la ripresa economica post-pandemica attraverso il programma Next Generation EU. I fondi disponibili ammontano a poco meno di 200 miliardi di euro, di cui 69 da erogare a fondo perduto. Il piano si estende temporalmente fino al 2026 e, per allora, un dossier elaborato dal Centro Studi del Parlamento stima un impatto positivo dell’1,4% sulla crescita economica del Paese.

 

Intervenendo alla Conferenza degli Ambasciatori d’Italia nel mondo a dicembre 2021, il premier Mario Draghi ha affermato che «Abbiamo davanti sfide significative, da cui dipende la nostra credibilità davanti ai cittadini e ai nostri partner. La prima è l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. […] Il PNRR non è il piano di rilancio di questo Governo. È il Piano di rilancio di tutto il Paese. E spetta a tutti – politici, funzionari, imprenditori, parti sociali – contribuire alla sua realizzazione in modo rapido, efficiente, onesto». Gli obiettivi del PNRR sono chiari: «Dobbiamo investire 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri fondi per un totale di 235 miliardi di euro. Ci siamo impegnati a ridurre i divari territoriali, generazionali, di genere; ad accelerare la transizione digitale e quella ecologica; a migliorare la scuola e rafforzare la sanità; e a riformare in modo profondo l’economia, per rilanciare la produttività, semplificare la burocrazia, favorire l’innovazione».

 

Il piano si focalizza su 6 “missioni”:

 

  • Digitalizzazione e innovazione
  • Transizione ecologica
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile
  • Istruzione e ricerca
  • Inclusione e coesione sociale
  • Salute e sanità

 

Per le aziende, le opportunità più significative sono senz’altro quelle rappresentate dalla transizione digitale ed ecologica.

 

Come detto, l’Italia può contare su molte aziende ad elevata informatizzazione, ma il gap tecnologico nei confronti del resto d’Europa è purtroppo una realtà; il PNRR mira a correggere questa disparità. I fondi allocati per la digital transformation ammontano a circa 40,32 miliardi di euro suddivisi in 3 aree di intervento:

 

  • Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione (9,75 miliardi)
  • Digitalizzazione, innovazione e capacità di comunicazione del sistema produttivo (23,89 miliardi)
  • Turismo e cultura (6,68 miliardi)

 

Anche dalla quantità di fondi stanziati è evidente l’importanza attribuita alla digitalizzazione delle imprese. Sono previsti interventi su larga scala e mirati a rivoluzionare l’intero sistema produttivo, incentivando l’adozione di tecnologie 4.0, potenziando le misure di sicurezza informatica, internazionalizzando le PMI, riformando la proprietà industriale, installando infrastrutture per banda larga su tutto il territorio nazionale.

 

Altrettanto importanti le misure dedicate al settore turismo, uno dei più colpiti in seguito alla crisi dovuta alla pandemia: sono previsti interventi dedicati al marketing turistico, a potenziare i servizi in chiave digitale e promuovere un turismo responsabile e sostenibile.

 

Se la digital transformation è uno dei pilastri del rilancio dell’economia, altro punto cardine è la rivoluzione verde. Così importante che ben il 31% dei fondi (59,46 miliardi) è stato destinato alla transizione ecologica.

 

Gli interventi in merito si articolano su più fronti.

 

  • Favorire lo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile e dell’economia circolare (5,27 miliardi)
  • Favorire l’impiego di energie rinnovabili nell’ambito dei trasporti e della mobilità (23,78 miliardi)
  • Favorire l’efficienza energetica e l’adeguamento sismico degli edifici (15,36 miliardi)
  • Favorire la tutela del territorio ed efficientare le linee idriche (15,05 miliardi)

 

A proposito dell’importanza di queste misure, in occasione del Youth4Climate 2021, Mario Draghi ha affermato che «La transizione ecologica non è una scelta, è una necessità. Abbiamo solo due opzioni. Affrontare ora i costi di questa transizione o agire più tardi, pagando il prezzo – molto più alto – di una catastrofe climatica. La ripresa post-pandemia ci dà l’occasione di portare avanti le nostre ambizioni in materia di clima, e di farlo in modo giusto. Lo Stato deve essere pronto ad aiutare le famiglie e le imprese a sostenere i costi a breve termine di questa transizione». Le linee guida da seguire sono chiare: «La transizione ecologica è uno dei tre pilastri di questo programma, assieme alla digitalizzazione e all’inclusione sociale. […] Il nostro obiettivo è quello di aumentare la quota delle fonti rinnovabili nel nostro mix energetico, rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità. […] Se vogliamo avere successo, tutti i Paesi devono fare la loro parte, a partire da quelli del G20».

 

Il bilancio di questo primo periodo di attuazione del PNRR può definirsi positivo. Daniele Franco, Ministro dell’Economia, nell’ambito del Roma Investment Forum (dicembre 2021), ha dichiarato che sono stati raggiunti 35 dei 51 obiettivi-chiave previsti per la fine del 2021. Un incipit incoraggiante che getta buone basi per il rilancio delle imprese e dei settori produttivi.

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