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Mercoledì, 30 Novembre 2022

Il network di riferimento per le aziende italiane

No agli imballaggi in plastica, ma per fortuna o purtroppo ci sono

È possibile eliminare la plastica senza aumentare lo spreco alimentare o dobbiamo attendere il “presente del futuro”?

 

Chi non ricorda il grande Giorgio Gaber (alias, il sig. G) quando cantava “Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono”? Rivolgendosi al Presidente della Repubblica parlava di un paese, il nostro, con toni forti e senza mezzi termini, sottolineando i suoi limiti e le sue contraddizioni; ma alla fine anche con orgoglio ed appartenenza. Un titolo perfetto per descrivere quell’atteggiamento, molto diffuso, che spesso alcune persone, ma anche operatori del settore e certi media, hanno nei confronti dell’imballaggio in plastica.

 

Bisogna limitare il consumo di plastica, vero! Bisogna rendere il packaging più sostenibile, vero! Ma è altrettanto vero per tutti gli altri materiali e prodotti: meno risorse utilizziamo, meno imballaggi utilizziamo, meno carburanti e meno elettricità consumiamo, meno impattiamo sull’ambiente. In qualità di responsabile R&D del GRUPPO HAPPY ritengo fondamentale che un polo produttivo e commerciale a livello europeo, come il nostro, che attraverso l’applicazione dei principii dell’ecodesign, progetta, produce e commercializza imballaggi sostenibili per alimenti, in plastica e cellulosa, destinati all’industria e alla GDO, si impegni costantemente, ogni giorno, verso il raggiungimento della massima sostenibilità.

 

Spesso dimentichiamo che l’imballaggio ha uno scopo fondamentale, oltre alle innumerevoli funzioni che svolge ed è quello di garantire la conservazione delle caratteristiche organolettiche, la sicurezza e la protezione degli alimenti in quel lungo percorso, nello spazio e nel tempo, che va dalle aziende alimentari ai banchi della GDO, fino all’interno dei nostri frigoriferi di casa, dove può rimanere ancora altri giorni in attesa di essere consumato, fornendo anche tutte le informazioni necessarie per un consumo consapevole: come le caratteristiche nutrizionali ad esempio, le ricette, le informazioni sulla filiera del prodotto e molto altro, comprese le indicazioni per un corretto smaltimento, contribuendo sensibilmente alla riduzione dello spreco di cibo, il 3° responsabile al mondo di emissioni di gas serra dopo Usa e Cina. A questo punto però una domanda dobbiamo porcela: tutte quelle persone che ritengono che l’imballaggio in plastica, prima ancora di non essere sostenibile, debba essere eliminato perché inutile, hanno ragione o no? È possibile eliminare l’imballaggio in plastica senza aumentare lo spreco alimentare ed il rischio per la salute umana, o dobbiamo attendere l’anno che verrà? – Chissà, forse in un “presente del futuro” (per S. Agostino esistono tre tipi di presente: il presente del passato, il presente del presente, ed il presente del futuro) l’imballaggio non esisterà più.

 

Un alimento, o qualsiasi altro prodotto, sarà avvolto da un campo di forza, visibile dal consumatore, sotto forma d’imballaggio virtuale, che proteggerà il prodotto da qualsiasi danno meccanico, garantendone la conservazione e la sicurezza alimentare, senza nessun decadimento delle sue caratteristiche organolettiche, senza bisogno di sistemi di confezionamento per allungarne la shelf-life, come l’atmosfera protettiva, il sottovuoto, la surgelazione, o addirittura i trattamenti termici, o l’uso dei conservanti. Tutto sarà freschissimo, come appena colto, o appena tagliato, o appena fatto, o appena cotto, senza una data di scadenza. Ma non finirà qui, il consumatore toccando una precisa area dell’imballaggio virtuale potrà percepire l’odore del contenuto, o percepirne il gusto, toccandone un’altra, invece, comparirà l’ologramma di una persona, che potrà essere selezionata tra altre disponibili, per rispondere a tutte le domande che le verranno fatte riguardanti l’alimento e tutta la sua filiera, l’azienda che lo ha prodotto e quant’altro il consumatore vorrà sapere.

 

Non avremo bisogno di frigoriferi e quindi di energia per la conservazione, una volta a casa, basterà inserirlo in una specie di fornetto che annullerà il campo di forza e voilà l’alimento sarà pronto per il consumo, niente più imballaggi di plastica o altro, nessuna raccolta differenziata, nessuna plastica dispersa nei mari, avremo tutti i vantaggi del buon packaging senza nessun impegno straordinario. In attesa di quel presente del futuro, oggi, per fortuna, abbiamo l’imballaggio in plastica, che come abbiamo visto offre già innumerevoli vantaggi, purtroppo, il packaging, di qualunque materiale sia, non sparirà all’istante dopo il suo utilizzo e gettarlo per terra non è certo una soluzione, ma un gesto sconsiderato.

 

Nel presente del presente, tuttavia, l’imballaggio sostenibile esiste già, è quello che una volta utilizzato sarà conferito nella raccolta differenziata per avviarlo ad una nuova vita nel presente del presente.

 

Info: LinkedIn gruppo-happy

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