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Domenica, 25 Febbraio 2024

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Hydro23: un successo che fa onore all’Italia ed esalta il ruolo cruciale dell’idrografia

Un successo che fa onore all’Italia, tanto annunciato quanto non scontato fino a qualche anno fa, per la Hydro23, la conferenza internazionale sull’idrografia tenutasi a Genova dal 7 al 9 dello scorso novembre. Si tratta di un appuntamento ormai annuale di carattere globale per la International Federation of Hydrographic Societies, federazione che accomuna tutte le associazioni idrografiche, organizzato in quest’occasione dalla Società Italiana di Idrografia (Italian Hydrographic Society), essendo stato designata l’Italia per la preparazione dell’ultima rassegna.

Hydro23 ha concentrato l’attenzione sulla necessità dell’idrografia in tutte le attività marine, con particolare riferimento alla gestione e al processo decisionale basati sui dati marini. La sicurezza stessa della navigazione è tra gli scopi primari dell’idrografia e le sfide marine su scala globale richiedono un approccio olistico che affronti tutti gli scopi, concentrandosi sulla disponibilità dei dati e sulle infrastrutture di dati idrospaziali come attività principale. Numerosi i temi di rilevanza strategica emersi: basti pensare ad esempio che il 44% della popolazione mondiale (comunque più persone di quelle che abitavano l’intero globo sino al 1950) vive entro 150 chilometri dalla costa, mentre il tasso di crescita della popolazione nelle zone costiere sta accelerando e l’aumento del turismo aumenta la pressione sull’ambiente.

 

 

 

L’idrografia può svolgere un ruolo cruciale su scala globale, agevolando l’adattamento alla vita costiera in modo sostenibile, orientando strategie per preservare e sviluppare la zona costiera. Si pensi anche che attualmente il mezzo principale adottato per le telecomunicazioni internazionali è costituito da cavi sottomarini, che garantiscano il 99% delle telecomunicazioni internazionali contando perciò su infrastrutture critiche che si trovano nell’oceano: in quest’ambito, a fronte di una copertura di oltre il 70% della superficie terrestre, meno del 20% del fondale marino risulta mappato. Questo significa potersi spingere in nuove frontiere per l’energia, il cibo e molte altre attività umane.

Non a caso, il dominio sottomarino in particolare del fondo del mare, ben noto agli addetti ai lavori come “seabed”, è stato spesso fonte di dibattute storie e leggende in merito a caratteristiche geometriche, fisiche e chimiche che in buona parte rimangono ancora sconosciute. Per questo, addentrarsi nell’esplorazione oceanica, con i conseguenti dati recepibili resta un’affascinante ragione di studio e investimento. Ecco perché le assemblee annuali dell’IFHS raccolgono l’interesse planetario della maggior parte dei paesi sviluppati. Il testimone passato all’Italia nell’occasione ha consentito al nostro Paese di raccogliere notevoli attestati di stime, grazie ad un’organizzazione proficua in termini dei contenuti sviluppati e curata in ogni dettaglio logistico dalla Triumph Group International. Tra i protagonisti nell’organizzazione dell’evento, il professor Aldo Monaca, presidente del comitato incaricato della gestione dell’evento e Managing Director dell’azienda “Oceans & Cables”.

E’ stato un onore ed una grande soddisfazione ricevere attestati di stima da tutto il mondo per quanto allestito – dichiara Monaca. – Ci tengo a ringraziare però, per il lodevole supporto, la Marina Militare Italiana e l’Istituto Idrografico della Marina di Genova, insieme agli sponsor nazionali ed esteri, che hanno concorso ad innalzare il livello di prestigio dell’idrografia italiana nel mondo. Certo, abbiamo affrontato non poche difficoltà, ma il riscontro è stato assolutamente positivo. Paradossalmente, l’evento ha ottenuto più risonanza mediatica all’estero piuttosto che all’interno dei nostri confini nazionali. In ogni caso, possiamo essere fieri e soddisfatti di essere riusciti ad ospitare questo evento in Italia. Era già da molti anni che ci candidavamo e quest’anno, per la prima volta in assoluto, ci hanno finalmente dato fiducia. Speriamo possa accadere nuovamente in futuro”. Intanto, sono state rese note alcune delle prossime tappe di Hydro: nel 2024 toccherà a Rostock, in Germania, mentre nel 2025 ad Aberdeen, in Scozia.

E l’interesse strategico non può che crescere su scala internazionale: “la superficie del mare è costituita da infiniti punti – spiega Monaca: – prendendone in esame uno, grazie all’idrografia è possibile dire cosa si trova al di sotto di esso: quanto disti il fondale, di che tipo si tratti e ancora moltissimi altri dati. Il tutto con una precisione assoluta. Difatti, più che una singola disciplina, sarebbe più opportuno considerarla topic multidisciplinare a tutti gli effetti, perché include matematica, fisica, geometria, biologia, elettronica, informatica. Inoltre, permette di navigare in sicurezza, mentre sino a tempi non lontani ci si avventurava”.

Per citare qualche aneddoto sul tema, basti ricordare i Romani. Non era raro per loro utilizzare una zavorra di terracotta a forma di campana o tronco conica, la cui base grande era concava per ospitare resina, cera o grasso, e la base minore, quella superiore, fornita di una sagola, abbastanza funzionali per poi calarlo in mare al fine di misurare la lunghezza della sagola in acqua e accertare la profondità del fondale. Così facendo si ottenevano due dati: innanzitutto la misura della profondità del mare, quindi la tipologia del fondale, perché quando si risollevava si potevano osservavare i materiali che avevano aderito alla base, come ghiaia, sabbia o altro. Dall’analisi di questi, rimasti appiccicati sul fondo della base e rivelatori del fondale, si deduceva se fosse possibile buttare l’ancora per “farle fare testa” e assestare così la nave in sicurezza per evitare che l’ancora arasse anziché inchiodare fermamente lo scafo. Tutto estremamente manuale, come si può ben capire. Adesso, invece, grazie all’impiego delle ultime innovazioni, tutto può essere digitalizzato, automatizzato e accurato tramite tecnologie avanzate, rendendo così decisamente più sicura la navigazione.

Ma non solo – sottolinea Monaca: – Ti permette di posare i tubi che portano gas, petrolio, e via dicendo, che rientrano nelle cosiddette SLOC (“Sea Lines Of Communications”). In tale ottica, la Sicilia è un hub molto potente. Grazie alla sua posizione, è un perfetto centro di smistamento, da cui passano cavi provenienti dall’America, dall’Arabia, fino ad arrivare in India, in Australia…Per farla breve, fa “da snodo” per le comunicazioni di tutto il mondo. Per questo, specialmente al giorno d’oggi, il fondale marino è diventata una risorsa incredibile ed ha una grande importanza energetica, strategico-militare. Insomma, il futuro del nostro mondo è nelle nostre acque, ancora in gran parte sconosciute, in mezzo alle quali circolano praticamente tutti i beni che usiamo quotidianamente. E questo implica fondamentali decisioni in ambito geopolitico, dato che per eseguire qualsiasi tipo di operazione, la conoscenza idrografica è necessaria. “A livello geopolitico è importante perché ogni Stato può avere diverse caratteristiche rispetto a quelli che sono i confini legati alle acque: la scienza può aiutare a chiarire eventuali diatribe, per far sì che successivamente si possa prendere una decisione politica. Certo, il potere politico deciderà comunque, ma l’idrografia fornisce indicazioni ed evidenze tecniche di base difficilmente ormai trascurabili”. Evidentemente, l’idrografia permette di comprendere e valorizzare sapientemente il mare, ma anche proteggerlo, salvaguardarlo, mantenerlo libero e accessibile. Il mare, del resto, è risorsa strategica irrinunciabile nella storia dell’uomo e, sagacemente studiato, può continuamente spingere progresso e sviluppo. Ma solo acquisendo una comprensione consapevole nel campo dell’idrografia sarà possibile realizzare piani efficaci, adeguati e soprattutto sostenibili.

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