Sviluppo sostenibile? Solo con l’integrazione tra politiche attive e passive del lavoro

Parlare di sviluppo sostenibile è, mai come oggi, un imperativo assoluto.  Dietro a questo concetto si celano alcuni elementi fondamentali che possono renderlo concreto: leadership, strumenti e competenze. La leadership dovrà essere sempre più tecnologica, in quanto il digitale e l’innovazione sono le leve per creare valore verso gli stakeholder inclusi la società ed il pianeta.  Gli strumenti a disposizione delle aziende dovranno essere orientati al sostegno alla forza lavoro e all’aggiornamento continuo delle competenze in modo coerente e coordinato con le richieste del mercato del lavoro.

Ed in questo contesto che ruolo giocano le politiche del lavoro?

Le politiche attive e passive del lavoro, ripensate alla luce delle trasformazioni digitali, ambientali e sociali devono integrarsi. Al fine di acquisire le competenze necessarie a favorire la sostenibilità, sostenendo i processi di trasformazione e di ristrutturazione aziendale, nonché le transizioni professionali.

«È quindi di fondamentale importanza — spiega Andrea Ricciardiello, direttore Time Vision, agenzia formativa e per il lavoro accreditata in Lombardia, Puglia e Campania – trovare il giusto equilibrio. Le iniziative non mancano: dalla Formazione 4.0, al Piano Nazionale Nuove Competenze con i due rami GOL e Fondo Nuove Competenze, che nella prossima versione darà maggiore spazio proprio alle trasformazioni green e digitali, per passare poi alle opportunità offerte dagli avvisi tematici dei Fondi interprofessionali». Info: www.timevision.it