Telemedicina, sempre al fianco dei pazienti grazie all’innovazione digitale

Digital Health, un nuovo modo di concepire l’assistenza medica

 

“Telemedicina” è un termine che è diventato di uso più comune in tempi relativamente recenti, ancor di più da quando la pandemia da COVID-19 ha reso necessari prolungati periodi di confinamento e quarantena, specialmente durante le sue fasi più critiche. Tuttavia, il concetto di medicina a distanza affonda le proprie radici molto più indietro nel tempo: un primo esempio di telemedicina risale addirittura agli anni ’60, quando la NASA, attraverso il programma Integrated Medical and Behavioral Laboratories and Measurement Systems, monitorava i dati biometrici degli astronauti in missione nello spazio e forniva assistenza, diagnosi e istruzioni su procedure mediche d’emergenza. Da allora, la tecnologia ha compiuto passi da gigante e ha reso i concetti di prenotazione online o consultazione online dei referti molto più diffusi. Tuttavia, con “telemedicina” non s’intende certo solo questo; si tratta di un approccio innovativo, che fa uso della tecnologia in modo molto più strutturato e ampio.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dà questa definizione di telemedicina:

 

«La telemedicina prevede l’utilizzo delle telecomunicazioni e delle tecnologie virtuali per fornire assistenza sanitaria al di fuori delle strutture sanitarie tradizionali. La telemedicina, che richiede solo l’accesso alle telecomunicazioni, è il componente più semplice dell’eHealth, che utilizza una più ampia gamma di tecnologie di informazione e di comunicazione (ICTs). Gli esempi di telemedicina comprendono l’assistenza sanitaria virtuale a casa, dove pazienti come i malati cronici o gli anziani possono ricevere sostegno in determinate procedure, rimanendo a casa. La telemedicina ha inoltre agevolato la comunicazione tra operatori sanitari in ambienti remoti e professionisti per ottenere indicazioni nelle diagnosi, cure e nel trasferimento di pazienti. Talvolta anche la formazione può essere conseguita tramite programmi di telemedicina o con tecnologie ad esso associate come eHealth, che utilizzano il computer e Internet. I sistemi di telemedicina adeguatamente progettati possono migliorare l’accesso e i risultati dell’assistenza sanitaria, in particolare per il trattamento di malattie croniche e per i gruppi vulnerabili. Non solo riducono la richiesta di assistenza in strutture già affollate, ma favoriscono un risparmio delle spese e rendono il sistema sanitario più flessibile».

 

 

Le potenzialità della telemedicina

 

Il Ministero della Salute individua tre campi principali di applicazione.

 

  • Visita a distanza attraverso programmi e app di comunicazione da remoto. Un tipo di visita che ovviamente non può sostituirsi in toto a quella in presenza, ma che può costituire un’utile forma di assistenza complementare.

 

  • La possibilità, per i medici, di confrontarsi su diagnosi, cure e procedure in modo rapido, immediato ed efficiente, potendo condividere dati e informazioni.

 

  • Telecooperazione, ossia la possibilità per un medico di assistere a distanza un collega durante una procedura o una prestazione.

 

 

Le opportunità offerte dalla telemedicina sono molte. Fornisce, innanzitutto, un mezzo per facilitare l’interazione fra medico/medico e medico/paziente; permette di raggiungere un pubblico vasto, contribuendo a sopperire ad una distribuzione non sempre capillare delle strutture sanitarie e abbattendo le barriere geografiche, così che anche chi abita in zone remote possa sempre avere un filo diretto col proprio medico; dà la possibilità di monitorare a distanza i parametri dei pazienti; particolarmente utile per i pazienti con malattie croniche, che attraverso delle app possono ricevere informazioni e promemoria sulla cura prescritta; facilita l’accesso, la trasmissione e la consultazione dei referti e degli esami; aiuta ad allentare la pressione sulle strutture sanitarie, poiché permette di “virtualizzare” alcune attività ed operazioni.

 

 

 

Scenari pandemici e post-pandemici per la “sanità digitale”

 

In un periodo storico in cui è stato necessario mantenere il più possibile le distanze e far uso di tutti gli strumenti tecnologici disponibili per poter continuare a svolgere in sicurezza le attività, la telemedicina – proprio in virtù delle caratteristiche descritte finora – ha generato un rinnovato interesse sia da parte dei medici che dei pazienti.

 

Lo rileva anche una ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano e pubblicata in Maggio 2021, che riporta un incremento dall’11% al 30% di utilizzo di strumenti di telemedicina da parte dei pazienti; l’82% dei pazienti intervistati, inoltre, ha affermato di voler continuare a farne uso. Simili percentuali anche da parte dei medici: l’81% degli intervistati ha dichiarato di voler continuare a far uso del teleconsulto, mentre il 64% vorrebbe impiegare anche televisita e telemonitoraggio. Numeri incoraggianti, che fotografano un cambiamento nel modo di gestire e di vivere la sanità in Italia, ma che devono necessariamente scontrarsi con infrastrutture e tecnologie non sempre all’altezza delle nuove esigenze dei professionisti e dei pazienti.

 

C’è bisogno di più banda ultralarga, di maggiore disponibilità di strumenti tecnologici e di maggiore formazione sull’utilizzo degli stessi, bisogna garantire la sicurezza e la privacy dei dati dei cittadini. Criticità che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) punta a correggere stanziando quasi 18 miliardi di euro (rispetto ai 9 miliardi previsti inizialmente) per la Sanità ed in particolar modo per la sua crescita digitale. 7,5 miliardi sono destinati allo sviluppo di reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale; 8,63 miliardi sono destinati all’innovazione e alla digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale; 1,67 miliardi sono destinati al potenziamento delle infrastrutture tecnologiche.

 

In relazione al primo punto, il Governo prevede che siano pronte 600 Centrali operative territoriali entro il primo semestre 2024 e 1.350 Case della Comunità e 400 Ospedali di Comunità entro il primo semestre del 2026.

 

In relazione al secondo punto, il Governo prevede la sostituzione di 3.100 grandi apparecchiature entro la fine del 2024; il completamento di 280 interventi di digitalizzazione di Dipartimenti di Emergenza e Accettazione di I e II livello entro il 2025; il completamento di 109 interventi antisismici, da sommare ai 220 interventi finanziati attraverso i fondi del PNC (Piano Nazionale investimenti Complementari); l’implementazione, entro il 2025, di 4 nuovi flussi informativi nell’ambito del NSIS (Nuovo Sistema Informativo Sanitario) relativi alla riabilitazione territoriale, ai servizi di assistenza primaria, agli ospedali di comunità e ai consultori familiari; interventi di formazione specifica indirizzati a 293.386 dipendenti del SSN relativi a competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali, da realizzare entro il primo semestre 2026.

 

Per quanto riguarda il terzo punto, il focus principale è il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Il fascicolo elettronico è uno strumento utile e importante, ma – come altri aspetti relativi alla tecnologizzazione della sanità – richiede di essere implementato e potenziato. In particolare è necessario che il FSE sia integrato in una strategia di più ampio respiro, che includa una piattaforma unica destinata alla telemedicina e a tutte le attività collegate e che renda queste tecnologie disponibili in tutte le regioni.

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